Auto adattate per disabili, una lunga storia ancora da scrivere

Storia delle auto per disabili

La lunga storia ancora da scrivere della guida per disabili.

La storia delle auto per disabili: la patente, uno dei simboli dell’autonomia moderna. La possibilità di guidare un’auto e raggiungere la meta desiderata in totale autonomia rappresenta forse uno dei più forti desideri di un adolescente.
Anche se oggi è divenuto normale vedere una persona disabile o amputata alla guida, non era assolutamente scontato fino a poche decine di anni fa.
La patente di guida dell’atleta paralimpica Beatrice Vio condivisa sui social ha scatenato una lunga scia di reazioni positive e like, ma non molti sanno che il primato della prima guida su un’auto adattata per la guida dei disabili è stato di un’altra donna: Gabriella Bertini.

Gabriella Bertini e la prima auto adattata

Erano gli anni Sessanta e la allora 25enne Gabriella Bertini, contro il parere della famiglia, è stata il primo pilota di un’auto adattata alla guida dei disabili con i comandi al volante. Il lavoro di molte famiglie e di molti disabili ha reso possibile non solo il traguardo di Gabriella, ma anche quello di Beatrice Vio e di molti disabili che sono ora alla guida di un’automobile.

La storia degli adattamenti per auto disabili

Il primo codice della strada del 1933 escludeva a propri la possibilità di conseguire la patente di guida in caso di disabilità di qualsiasi tipo. Nel 1959 le cose hanno iniziato a cambiare grazie alla determinazione di alcuni privati che hanno deciso di investire il proprio tempo e la propria conoscenza senza aspettare le conferme ufficiali. Un paraplegico, Socrate Ulivi, e un artigiano, Otello Venturini, che si presentarono al ministero dei Trasporti fecero capire che era possibile inventare dei sistemi per permettere la guida delle persone disabili. Nel 1959 il nuovo Codice della Strada ha contenuto al suo interno una svolta epocale per il mondo della disabilità. Consentiva infatti la guida di motocicli, motocarrozzette e autovetture a chi aveva prestazioni fisiche limitate. Nasceva così la patente F per veicolo appositamente adattati. Per una classificazione più specifica delle patenti e degli adattamenti si dovrà aspettare il 1962.

 

Gli anni successivi

Una decina di anni più tardi, la legge 62 del 1974 ha ampliato la la rosa delle categorie di veicoli che possono essere guidati da chi ha disabilità fisiche. Nel 1992 il nuovo Codice della Strada ha aperto alla categoria D, quindi autobus fino a 16 posti, per le patenti speicali.
Nel 1992 arrivò il nuovo Codice della strada che apriva la categoria D (quindi autobus fino a 16 posti) alle patenti speciali.
Nel 2003 venne abolita la norma che impediva il rilascio o la conferma della patente per motocicli ai conducenti con minorazioni agli arti, mentre nello stesso periodo venne accordato il permesso ai conducenti con disabilità di guidare un taxi.

Adattamenti auto per disabili al giorno d’oggi

Al giorno d’oggi avere una disabilità fisica non esclude a priori la possibilità di conseguire la patente di guida. In circolazione ci sono circa 160 mila patenti B speciali, ma secondo l’Anglat il numero potrebbe essere più alto. L’arrivo sul mercato di veicoli con il cambio automatico e senza frizione ha accelerato questo sviluppo, ma per i produttori di dispositivi le sfide non sono finite. Le auto sono cambiate e adattarle è ancora più semplice, ma il mondo della tecnologia è in continuo sviluppo e sta ai singoli produttori restare sempre al passo con i tempi.

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