I dieci errori da evitare con i disabili

Disabili errori da evitare

Disabili, gli errori più comuni da evitare.

Disabili errori da evitare: in un mondo sempre più accessibile bisogna constatare che non tutti sono stati adeguatamente istruiti per avere un contatto diretto con la disabilità, per questo è importante capire bene quali sono gli errori da evitare. Si tratta di errori che molto spesso vengono fatti in buona fede, convinti di fare un favore alla persona che si trova in una condizione di disabilità, ma in realtà hanno l’effetto contrario. Vediamo quali sono e come evitarli.

1. La condizione di disabilità

È importante capire che il disabile è disabile perché si trova in una situazione sociale che lo porta a trovarsi in questa condizione. Il disabile è disabile nei riguardi del mondo che vive e la sua disabilità viene misurata come più o meno grave anche valutando il contesto in cui vive. Bisogna quindi fare un’importante distinzione in base al contesto in cui la persona vive e si sviluppa. Non è affatto detto che sia disabile in ogni campo della propria vita.

2. I disabili sono persone “speciali”

Trattare un disabile come una persona “speciale” non è affatto una buona idea. Peggio ancora è l’utilizzo di eufemismi o giochi di parole per definire una condizione fisica. Definire un disabile una persona “speciale” include, seppur in veste positiva, un’esclusione dalla società e da un contesto sociale fatto di persone normali, non di super eroi.

3. I disabili sono eroi

Avere una disabilità fisica non significa essere degli eroi o delle persone che sanno vivere meglio degli altri. La sua condizione di disabilità è solamente una condizione che non rende automaticamente la persona diversa dagli altri o migliore degli altri.

4. Non stabilire un rapporto diretto

Quando si parla con una persona affetta da disabilità è bene rivolgersi a lui direttamente chiedendo quali sono le sue esigenze. Non è bene fare riferimento al suo caregiver o a chi lo accompagna in quel momento, soprattutto se il disabile è in grado di comunicare i suoi bisogni senza necessariamente essere rappresentato.

5. Infantilizzare il disabile

“Infantilizzare”, cioè ritenere che il disabile ragioni come un bambino, è un gravissimo errore che spesso viene compiuto da chi non è abituato a questa tipologia di contatti.

6. I disabili hanno sempre bisogno di aiuto

Sebbene sia un gesto di cortesia offrire il proprio aiuto, non è consigliato proporre il proprio aiuto ad un disabile solamente perché si ritiene che in ogni circostanza abbia bisogno di aiuto. È indispensabile capire quando il nostro aiuto è gradito o richiesto e quando invece non lo è. Un disabile spesso fatica a raggiungere la propria autonomia e generalmente apprezza il fatto che venga riconosciuta dagli altri.

7. I disabili non imparano

Considerare i disabili come incapaci di imparare è un errore fin troppo comune. Anche nel caso in cui il soggetto abbia un deficit mentale è importante sapere che la capacità di imparare, anche dei piccolissimi gesti, è sempre comunque attiva.

8. I disabili hanno bisogno di privilegi

Ritenere che le persone affette da disabilità abbiano bisogno di particolari privilegi è sbagliata, perché include una divisione tra il disabile e la società, quando invece il disabile dovrebbe essere inserito all’interno della società grazie ad eventuali aiuti (che devono restare aiuti, non privilegi!)

9. L’accessibilità è a vantaggio dei disabili

L’accessibilità delle scuole, dei musei, delle stazioni, delle aree pubbliche non riguarda solamente i disabili, come spesso viene inteso. Le rampe, gli ascensori e tutti gli strumenti utilizzati per favorire l’accessibilità non servono solamente loro, ma l’intera popolazione. Favorire l’autonomia dei disabili favorisce anche l’intera autonomia della società.

10. Il diritto all’inclusione serve ai disabili

Il diritto all’inclusione serve indubbiamente ai disabili, per permettere loro di inserirsi serenamente all’interno della società, ma non crea beneficio solamente al singolo disabile inserito, ma all’intera società. Si può spiegare con un esempio molto banale: favorire l’inserimento lavorativo di un disabile favorirà non solo l’impiego economico di una persona, ma l’intera società che si vedrà sostenuta anche da soggetti che fino a poco fa erano considerati inabili al lavoro solamente perché si trovavano su una sedia a rotelle.

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