Il Ministero della Salute ha presentato in Conferenza Stato-Regioni il nuovo schema di decreto che ridefinisce le tariffe massime della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. Un passaggio atteso da fornitori, strutture sanitarie e soprattutto dalle persone con disabilità che ricevono ausili dal Servizio sanitario nazionale, dopo l’annullamento del precedente provvedimento deciso dal TAR del Lazio.
Cosa prevede il nuovo schema di decreto
Il testo predisposto dal Ministero interviene su due fronti che compongono il cosiddetto Nomenclatore tariffario dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza: da un lato le prestazioni di specialistica ambulatoriale (visite ed esami diagnostici), dall’altro l’assistenza protesica, cioè l’insieme di dispositivi e ausili che il SSN eroga alle persone con disabilità.
Nel complesso la revisione tocca 448 prestazioni specialistiche e 222 codici tariffari del nomenclatore protesico. Il documento è ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni, chiamata a esprimere l’intesa necessaria all’adozione definitiva. L’obiettivo dichiarato del Governo è chiudere l’intero percorso entro settembre 2026, il termine imposto dai giudici amministrativi, così da garantire continuità al sistema tariffario senza vuoti applicativi.
Il perché di questa revisione: la decisione del TAR del Lazio
Per capire da dove nasce il nuovo decreto bisogna tornare al provvedimento del 25 novembre 2024, con cui erano state fissate le tariffe oggi in vigore. Il TAR del Lazio lo ha annullato, giudicando carente l’istruttoria alla base del calcolo delle tariffe: in sostanza, la metodologia adottata non è stata considerata abbastanza rappresentativa dei costi reali sostenuti dalle strutture.
Il Tribunale, tuttavia, non ha cancellato tutto con effetto immediato: ha lasciato in vita il vecchio sistema per dodici mesi, in modo da dare al Ministero il tempo di costruire un provvedimento sostitutivo fondato su dati più solidi. È esattamente ciò che è accaduto nei mesi successivi.
Una nuova rilevazione dei costi su scala nazionale
All’inizio del 2026 il Ministero della Salute ha quindi avviato una raccolta dati completamente nuova, preceduta da una consultazione pubblica. L’indagine ha coinvolto sia aziende sanitarie pubbliche sia strutture private accreditate: complessivamente oltre cento realtà distribuite in quindici regioni, un campione molto più ampio rispetto a quello della precedente elaborazione.
Su questa base statistica sono state ricalcolate numerose tariffe, con l’intento di allinearle ai costi effettivi di erogazione delle prestazioni e di superare così le obiezioni sollevate dal TAR.
Le cifre: quanto vale l’aggiornamento tariffario
La relazione tecnica allegata al decreto stima un maggior costo per la finanza pubblica di 210,7 milioni di euro l’anno a regime, che si sommano alle risorse già stanziate con il precedente aggiornamento. La ripartizione è la seguente:
- 183,1 milioni di euro destinati alla specialistica ambulatoriale;
- 27,6 milioni di euro per l’adeguamento delle tariffe dell’assistenza protesica.
Per il 2026, considerando un’entrata in vigore dal 1° settembre, l’impatto è calcolato in circa 70,3 milioni di euro, già coperti dalla Legge di Bilancio. Dal 2027 la spesa andrà a regime.
I principali ritocchi alle tariffe
Entrando nel merito delle modifiche, il nuovo schema di decreto prevede in particolare:
- un incremento medio intorno al 5,8% per un’ampia platea di prestazioni specialistiche;
- prime visite specialistiche remunerate con una tariffa media di 26 euro, con importi variabili a seconda della disciplina;
- ritocchi per molti esami diagnostici: ecocolordoppler, diagnostica vascolare, medicina nucleare, endoscopia, elettromiografia;
- una revisione delle tariffe della dialisi, con un aumento del 15% per alcune prestazioni di dialisi peritoneale domiciliare;
- l’aggiornamento economico di numerosi dispositivi e ausili protesici inseriti nel nomenclatore.
Perché il decreto interessa da vicino le persone con disabilità
Il capitolo dell’assistenza protesica è quello che tocca più direttamente la vita quotidiana di chi convive con una disabilità. Il nomenclatore stabilisce infatti quali ausili il SSN fornisce e a quali condizioni economiche: se i rimborsi riconosciuti ai fornitori accreditati restano troppo distanti dai costi reali di produzione e fornitura, il rischio concreto è una riduzione dell’offerta o tempi di consegna più lunghi.
Un adeguamento tariffario più aderente al mercato, al contrario, può rendere più sostenibile l’attività dei fornitori e favorire l’accesso effettivo alle tecnologie e agli ausili garantiti dai LEA. In quest’ottica, il nuovo decreto — se approvato nei tempi previsti — rappresenta un tassello importante per il diritto alla mobilità e all’autonomia.
Il punto di vista di iMobility: chi si muove nel mondo degli ausili e dei veicoli adattati sa quanto la sostenibilità economica della filiera incida sui tempi e sulla qualità del servizio alle persone. Seguiremo l’iter del decreto e aggiorneremo questa pagina non appena arriverà l’intesa della Conferenza Stato-Regioni.
I prossimi passaggi
Chiusa la fase tecnica, la palla passa alla Conferenza Stato-Regioni: solo con l’intesa il decreto potrà essere adottato in via definitiva. La scadenza fissata dal TAR del Lazio per la sostituzione del vecchio provvedimento è settembre 2026, e il Governo ha confermato l’intenzione di rispettarla.
Domande frequenti
Cosa succede alle tariffe attuali in attesa del nuovo decreto?
Restano in vigore: il TAR del Lazio ha annullato il decreto del novembre 2024 ma ne ha prorogato gli effetti per dodici mesi, proprio per evitare un vuoto normativo fino all’adozione del testo sostitutivo.
Quanti ausili e prestazioni vengono aggiornati?
La revisione riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici tariffari dell’assistenza protesica, con l’aggiornamento economico di molti dispositivi e ausili erogati dal SSN.
Quali risorse coprono l’aumento delle tariffe?
A regime l’aggiornamento vale 210,7 milioni di euro l’anno (183,1 per la specialistica e 27,6 per la protesica). Per il 2026 la spesa stimata è di circa 70,3 milioni, già finanziati dalla Legge di Bilancio.
Quando entreranno in vigore le nuove tariffe?
L’ipotesi di lavoro è l’entrata in vigore dal 1° settembre 2026, in linea con il termine fissato dai giudici amministrativi. Prima, però, serve l’intesa della Conferenza Stato-Regioni.



