Trasporto disabili a Roma: corse che saltano all’ultimo minuto, attese interminabili, genitori costretti a improvvisare soluzioni quotidiane. Le prime settimane della nuova gestione del trasporto per persone con disabilità a Roma stanno generando tensioni e disagi diffusi. Diverse famiglie, in particolare, chiedono al Comune di aprire un tavolo di confronto e di rivedere le scelte introdotte con il nuovo assetto del servizio.
Cosa è cambiato dal 2026
Con l’avvio del nuovo periodo 2026–2028, legato alla graduatoria unica prevista dall’avviso pubblico, il trasporto collettivo non sarebbe più disponibile. In pratica, il servizio viene orientato quasi esclusivamente su due modalità:
- trasporto individuale, spesso affidato a taxi o soluzioni equivalenti
- trasporto autogestito, con organizzazione e gestione che ricadono in larga parte sulle famiglie
Nei documenti ufficiali la motivazione sarebbe legata alla necessità di contenere i costi e “razionalizzare” il servizio. Ma, secondo molte testimonianze, questa impostazione avrebbe avuto un impatto pesante sulla vita quotidiana di chi dipende da una routine stabile e prevedibile.
Perché la fine del trasporto collettivo pesa di più su alcune persone
Il punto, per molte famiglie, non è solo “come” ci si sposta, ma quanto sia strutturato e costante il modo di spostarsi. Per alcune forme di disabilità, in particolare quelle intellettive, la ripetitività di percorsi, tempi e figure di riferimento può fare la differenza tra autonomia e blocco totale.
Il trasporto collettivo, infatti, garantiva spesso:
- autisti dedicati e riconoscibili
- tragitti e orari tendenzialmente stabili
- routine che riducono ansia e disorientamento
- una relazione progressiva con l’utente, utile a gestire situazioni delicate
Con il passaggio a soluzioni individuali o autogestite, molte famiglie raccontano di trovarsi in una condizione di continua incertezza: non sapere chi arriverà, quando arriverà e con quali modalità aumenta stress e difficoltà, soprattutto per chi ha bisogno di prevedibilità.
Taxi e trasporto individuale: una soluzione che non convince tutti
Secondo i genitori, il trasporto individuale tramite taxi sarebbe “strutturalmente” poco adatto a sostituire un servizio continuativo. La critica più frequente riguarda tre aspetti:
- discontinuità: ogni volta può cambiare persona, mezzo, approccio
- mancanza di relazione stabile: non si costruisce fiducia nel tempo
- mediazione costante della famiglia: spesso il familiare deve coordinare, spiegare, gestire imprevisti
Il risultato, dicono, è che l’autonomia si riduce e la gestione quotidiana diventa più fragile, con ripercussioni anche su scuola, attività educative e percorsi sportivi.
La richiesta: incontro urgente con il Comune di Roma
A farsi portavoce di queste istanze è Antonio Amoroso, indicato come riferimento del comitato genitori legato al Progetto Filippide e segretario della Cub Trasporti, che avrebbe formalizzato la richiesta di un incontro con il Comune per discutere le criticità emerse.
Le segnalazioni, secondo quanto riferito, arriverebbero da diversi municipi e riguarderebbero soprattutto:
- difficoltà nel reperire mezzi disponibili
- tempi di attesa troppo lunghi
- cambi improvvisi nelle modalità di erogazione
Per le famiglie, il problema centrale resta l’eliminazione del trasporto collettivo, considerato per alcuni utenti “l’unica alternativa realmente funzionale”.
“Non si trasportano pacchi”: perché torna il tema della formazione
Un altro punto sollevato riguarda la natura stessa del servizio. Il trasporto collettivo non era solo un “passaggio” da A a B: spesso veniva garantito da personale abituato a gestire relazioni e comportamenti complessi, con una preparazione che un servizio occasionale non sempre può assicurare.
Molti genitori sottolineano che la mancanza di puntualità e continuità non è un semplice disservizio: può interrompere percorsi educativi e attività essenziali, con effetti diretti sulla qualità della vita.
Verso il ripristino del trasporto collettivo?
La richiesta che emerge con più forza è chiara: riattivare il trasporto collettivo, almeno per quelle situazioni in cui rappresentava un supporto determinante e non sostituibile.
Secondo Amoroso, il numero di utenti coinvolti sarebbe relativamente contenuto e il risparmio economico non giustificherebbe l’impatto sociale. Il comitato genitori chiede un confronto con l’assessorato competente e con il sindaco, sostenendo che il taxi non può rimpiazzare un servizio costruito sulla continuità. Se necessario, viene prospettata anche un’iniziativa pubblica in Campidoglio per portare l’attenzione sul tema.
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